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sabato 20 giugno 2020

Le avventure di Manfredo e Romilda 7 ( La scacchiera )


Questa è la storia di Manfredo dei Mlòt 
( detto il Malabraga ) 
e della sua consorte Romilda



" Le avventure di Manfredo e Romilda " 
di Matteo Melotti 
( parte settima )




La Turrita, così veniva chiamata Bononia … Una selva di torri, che spuntavano in mezzo ai canali, come un fitto  canneto di palude, un enorme stagno circondato dall'anfiteatro dei colli, che sbordava lungo la pianura, di canali ed acquitrini, tra campi di canapa e maceri …
All'ombra delle maestose opere, di torri e chiese, si celavano, intrighi, complotti, traffici e scambi di ogni genere, amori, odi e convenienze, fiori e spade, tra coppe e denari, una scacchiera complessa, nella penombra delle apparenze, le riverenze e le giaculatorie, benedizioni, minacce, tra i vicoli stretti e le piazze attraversate da signori e topi, dove la vita e la morte si confondeva con la politica e il commercio, l'assordante silenzio, delle strade buie la notte, copriva a volte lo sguaiato brusio del popolo, tra i banchi e le locande, i carri e le barche attraccate al sostegno …
In questo scenario si muoveva il Malabraga, sempre ad affrontare un nemico invisibile, in un villaggio apparentemente pacifico, tra strette di mano e auguri, sorrisi e risate, contratti, ricatti e riscatti, sul filo sottile, di demoni e santi, tra superstizioni e blasfemie, leggendo gli avvenimenti sempre attraverso il vangelo e l'antico testamento, tra cabala e gli scacchi ... la torre, il cavallo, gli alfieri ... si destreggiava sul tavolo nei pigri pomeriggi nel chiostro del monastero, col Maestro, che tra una mossa e l'altra gli spiegava la situazione in città …
Nessuno è al sicuro, tutti posso essere colpevoli, o perlomeno coinvolti, un dardo di balestra                                         da una feritoia della torre, un pugnale che improvvisamente spunta dalle tenebre di una via, o semplicemente veleno, una coppa avvelenata, nell'intimità di un palazzo, o peggio, anche le navate di una chiesa potevano nascondere insidie, Manfredo era un raggio di sole, in quella paludosa e intricata, bolgia infernale, nonostante le sue stravaganze e i suoi discorsi, la sua scomoda spontaneità incuteva soggezione in tutti i ceti sociali ... all'ombra del suo tavolo riservato all'osteria della zucca, quello infondo a destra, muoveva le sue mosse, con silenziosi bisbigli, oppure esplodeva nei suoi estemporanei sproloqui, ad intrattenere il suo popolo, tra eleganti rozze danze , nei duelli, o prediche solenni, a sedare inutili risse, i tafferugli di strada di scolari o rozzi popolani non erano un problema, per quanto fossero drammatici, erano anche una macabra occasione di spettacolo, al pari delle esecuzioni, del braccio secolare...
Il Munificentissimo e la Madonna Romilda, dal oscuro palcoscenico, della loro scacchiera tiravano i fili della commedia, la grottesca tragicomica farsa della vita e della morte, nell'intricato limbo, del giorno e della notte ... 




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